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Intercultura 2018: esperienza in Argentina

Intervista a Francesca, vincitrice 2018 di una borsa di studio con Intercultura e Banca di Cherasco, grazie a cui ha vissuto un'esperienza di un mese in Argentina.

11 gennaio 2019

Cosa ti è piaciuto di più e cosa di meno della tua esperienza e dello stile di vita agentino?


La cosa che mi è piaciuta maggiormente della mia esperienza sono state le nuove conoscenze e le nuove amicizie che ho creato, sia con i ragazzi argentini, sia con i ragazzi italiani. È stato bellissimo condividere con tutti loro le mie giornate e la mia vita.
La cosa che, invece, mi ha colpito maggiormente dello stile di vita argentino è stata la serenità con la quale le persone affrontavano la giornata. Nonostante il lavoro, gli esami o gli altri mille impegni, essi erano sempre pronti ad ascoltare, a donare un sorriso e ad aiutare. La loro vita non è vissuta sicuramente in modo frenetico come quella italiana.

 

Com’è stato vivere con una nuova famiglia?


Inizialmente, il pensiero di vivere con una nuova famiglia mi spaventava. Ricordo che la prima cena tutti insieme non sapevo né cosa dire né come comportarmi. Devo però ammettere che, dal giorno seguente, è stata una passeggiata. La mia mamma ospitante e i miei fratelli, nonostante le incomprensioni con la lingua, hanno saputo mettermi a mio agio, lasciandomi i miei spazi e non facendomi mai mancare nulla: lasciarli alla fine dell’esperienza è stata davvero dura. Ritengo di aver trovato una famiglia molto simile alla mia, al punto tale da ritenerla una seconda famiglia.

 

La scuola in Argentina è molto diversa da quella italiana? Quali attività ti sono state più utili per imparare la lingua?


La scuola è molto differente poiché dura 12 anni ed è divisa in 6 anni di primaria e 6 di secondaria. Inoltre, gli alunni non scelgono una scuola maggiormente adatta alle loro esigenze. Io studiavo contemporaneamente psicologia ed economia. La mia scuola era privata ed era la migliore della città (ve ne sono diverse pubbliche e meno rigorose): si trattava di una scuola “bilingue”, nella quale si studiavano spagnolo e italiano. Al sesto anno gli alunni hanno la tradizione di fare un viaggio in Italia, molto desiderato, seppure molto costoso. In generale, la scuola argentina è meno impegnativa di quella italiana. Stare con gli altri ragazzi a scuola e partecipare ad un corso di spagnolo, mi hanno sicuramente aiutato ad apprendere la lingua.

 

Hai qualche consiglio da dare a Banca di Cherasco per migliorare o ampliare il suo apporto a progetti come questo?


Non ho particolari consigli da offrire alla Banca, se non quello di continuare ad offrire questa fantastica opportunità ai ragazzi e, magari, di ampliarla, in linea con i programmi di Intercultura, permettendo un soggiorno bimestrale o semestrale.

 

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